
Lyanne Quay
The Wicked Ways of a Duke, and Guhrke’s fatigue. Though the duke, I’ll grant you, is stunning.
So, pen down, novel finished, and I went straight back to reading historical romance. Maybe too soon. Maybe I’m just burned out on the genre.
A historical romance: cynical hero, redeemed lover
A tired novel with characters like playing cards: cynical hero, redeemed lover. Here’s the thing, I didn’t like this book, and it’s by an author I like, recommended by friends whose taste in books usually lines up nicely with mine. It’s not that it failed to win me over. I just didn’t like it. At all.
Predictable ending, historical romance edition: to be fair, it starts really well. Chapter 4 has two knockout pages. Past that, though, it’s a tired story where the leads get flatter with every page, more like cards in a deck, like placeholders. And the mechanism behind the ending is predictable, telegraphed pages in advance.
A historical romance with a plump Yorkshire spinster
But, duke of devastating good looks noted: here are the two lovely pages I mentioned.
At the opera, a footman arrives at Prudence’s box with champagne, sent over by the Duke of St. Cyres. Tucked in with it, a note: “Miss Bosworth, if there is anything more insipid than German opera, it is lemonade. Your humble servant, St Cyres.” She reads it three times, then slips it into her bag. Across the theatre, she catches him watching her through his opera glasses. She lifts her glass to him. He lifts his back. They drink together, and for a moment the whole opera house disappears. Sitting there in the dark, plain and practical Prudence lets herself imagine, just for a second, that a duke of such devastating beauty could actually fall for an ordinary, plump Yorkshire spinster with calluses on her fingers. Impossible. And yet she imagines it anyway.
(Quotes are taken from the Italian edition of the novel and, in this case, translated into English by Claude, Anthropic’s LLM.)
Le Malizie del Duca e la stanchezza di Guhrke. Un duca, dalla devastante bellezza.
Dunque, appena terminato il mio romanzo e posata la penna, mi sono ricatafottuta a leggere historical romances, forse troppo presto, forse sono satura.
Romanzo rosa con eroe da cinico a innamorato redento
Romanzo rosa storico stanco con figure da carte da gioco: fatto sta, questo libro – di un’autrice che mi piace e consigliato da amiche i cui gusti librari incrociano felicemente i miei – non mi è piaciuto. Non è che non mi abbia convinta, proprio non mi è piaciuto per niente.
Romanzo rosa storico con scioglimento telefonato: per la verità, ha un inizio molto bello, al capitolo 4 ci sono due pagine spettacolari. Le allego sotto, ma per il resto è un racconto stanco con protagonisti che, col girar le pagine, diventano sempre più stilizzati, come figure sulle carte da gioco, come segnaposti. E il dispositivo di scioglimento è scontato, telefonato.
Romanzo rosa storico con zitella paffuta dello Yorkshire
Ma… con duca dalla devastante bellezza: ecco le due bellissime pagine che vi dicevo:
“Mi piacerebbe vedervi ebbra.” Non immaginava perché mai potesse volere una cosa simile. Le era capitato, tornando a piedi di notte dalla sartoria, di vedere persone ubriache che barcollavano sui marciapiedi o sulla soglia delle taverne, cantando a perdifiato canzoni allegre e chiassose. Non le sembrava affatto una condizione piacevole. Eppure, ricordando quelle parole, desiderò che fossero state registrate da uno dei grammofoni di Berliner per poterle riascoltare a piacimento, per risentire lo strano tono sommesso che l’aveva fatta arrossire fino alla radice dei capelli.
— Con permesso, sir. — Una voce risuonò dall’ingresso del palco interrompendo i suoi pensieri. Voltandosi, Prudence vide un valletto in livrea con in mano un vassoio, sul quale poggiavano alcuni alti calici di cristallo e un secchiello d’argento con dentro del ghiaccio e una bottiglia di champagne.
— Ho qualcosa per gli Ogilvie.
— Dev’esserci un errore! — esclamò zio Stephen, mentre il valletto sistemava il vassoio sul tavolo. — Noi non abbiamo ordinato nulla.
— Con gli omaggi di Sua Grazia, il duca di St Cyres — spiegò il valletto stappando lo champagne. Lo versò nei bicchieri e ne porse il primo a Prudence, insieme a una piccola busta bianca. — Per la signorina Bosworth, da parte di Sua Grazia.
Lei ghermì la busta prima che potesse farlo sua zia.
Mettendo da parte il bicchiere, ruppe il sigillo e aprì il biglietto.
“Signorina Bosworth, se esiste una cosa più insulsa dell’opera tedesca, è la limonata. Il vostro umile servo, St Cyres.”
Lo lesse tre volte, facendo scorrere la punta delle dita sotto i tratti duri e marcati della sua calligrafia, poi infilò il biglietto con riluttanza nella borsetta.
“Com’è premuroso” disse, rispondendo con un dolce sorriso all’espressione acida della zia. Prese il bicchiere e bevve un sorso di champagne: lo trovò delizioso proprio come tutti dicevano, ma fu solo una distrazione temporanea dal ben più delizioso pensiero che occupava la sua mente.
Spostando l’attenzione sull’altro lato del teatro, Prudence estrasse il binocolo dalla tasca e lo usò per scrutare i palchi di fronte. Lo localizzò quasi subito, come se avesse percepito la sua posizione grazie a un misterioso legame spirituale, e si accorse con sorpresa che anche lui la stava guardando.
Era poggiato all’indietro sulla poltrona, il binocolo in una mano, il calice di champagne stretto nell’altra, e guardava dritto verso di lei, con la testa piegata su un lato e le labbra curvate in un accenno di sorriso. La visione le suscitò un piacere così intenso da farle male.
Abbassando il binocolo, Prudence sollevò il calice in segno di riconoscenza. Il duca rispose facendo altrettanto.
Bevvero lo champagne contemporaneamente, e lei si sentì stordita come se ne avesse bevuta un’intera bottiglia. Le luci calarono e l’opera riprese, ponendo fine a quel momento magico. Prudence si fece indietro sulla poltrona e rivolse lo sguardo al palcoscenico, ma nella sua mente vedeva solo lui.
La solenne musica tedesca riecheggiava nel teatro, ma lei sentiva solo il sussurro della propria sognante speranza. “Se solo…” Si premette le dita sulle labbra. Impossibile che un duca dalla devastante bellezza potesse innamorarsi di una zitella paffuta e piuttosto ordinaria, con i calli sulle dita e il sangue di comuni contadini dello Yorkshire nelle vene. Impossibile. Eppure, seduta lì al buio, Prudence lo immaginava lo stesso.